Intervista a Marzia Armaroli

1. Ciao Marzia, grazie per accettato di rispondere alle nostre domande. Puoi raccontarci qualcosa di te e del tuo percorso professionale?
Ciao e grazie ancora per avermi contattata! Iniziamo subito con le domande difficili vedo! Io nasco in provincia di Vercelli in Piemonte e fin da piccola ho sempre amato disegnare. Dopo il diploma in moda e costume (sì, da piccola volevo diventare una sarta) mi sono trasferita a Torino e qua, tra i mille lavori, ho preso l’abilitazione ASL che mi ha permesso di iniziare a raccontare storie che rimanevano sulle persone. Ho sempre continuato a disegnare, e arrivata a Roma, dopo qualche mese ho trovato lavoro in un’agenzia creativa francese che mi ha permesso di entrare nel mondo dei set. Non riesco a star ferma e anzi sono sempre in continua evoluzione e creazione (dalle illustrazioni ai video) e questo non è sempre stato facile da accettare per me perché spesso non riuscivo a definirmi.
Quando qualcuno mi chiedevano “che lavoro fai?” andavo sempre in crisi perché non mi sentivo né una cosa né l’altra. Poi ho trovato pace della definizione di “creativa dispersiva“. Ad ora lavoro sia come illustratrice che come videomaker freelance. Tanta fatica e tenacia che mi hanno portato però a collaborare con clienti come MUBI e la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea a Roma.
2. Cosa rappresenta per te il ‘raccontare storie’? Meglio farlo attraverso le illustrazioni o attraverso i video?
Per me raccontare storie è fondamentale, è la base del mio lavoro sia illustrativo che di videomaking. È fondamentale per me aver qualcosa da comunicare agli altri, che sia una storia o un’emozione o un avvenimento, tutto ciò che viviamo merita di essere raccontato. Tramite l’illustrazione posso raccontare il mio mondo, mentre con i video racconto il mondo degli altri attraverso i miei occhi.
3. Per non essere ripetitivi nei racconti, la creatività va alimentata ogni giorno. Tu come lo fai?
La creatività va alimentata ogni giorno, ma che non si pensi che sia un’attività difficile, anzi. Bisogna educare l’occhio e osservare tutto ciò che ci circonda. Nutrire il bambino interiore che sopravvive in ognuno di noi. Imparare dai bambini a guardare il mondo con occhi nuovi e sognanti ogni giorno. Bruno Munari diceva “Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé vuol dire conservare la curiosità e la voglia di comunicare.”
4. Una delle tue rubriche che più ci incuriosisce è il ‘lunedì delle parole’. Puoi raccontarlo ai nostri lettori?
Per rimanere in tema di creatività, il Lunedì Delle Parole è uno dei modi più belli e coinvolgenti per svilupparla. Ogni lunedì pubblico un box domande sulle mie stories e chiedo ai miei utenti di scrivervi una parola, qualsiasi, un’emozione, un cosa, un momento, una persona, insomma libero spazio alla fantasia. Certe volte mi scrivono cose davvero buffe, ma per lo più viene usato come “sfogo”, come un angolo in cui sentirsi visti e capiti. Cerco di raffigurare le parole nel modo più delicato ed empatico possibile cercando di far fuoriuscire il lato più positivo. Spesso questo lato si nasconde nell’etimologia della parola. Nessuna parola nasce cattiva.
5. Quanto hanno inciso i social network sulla crescita della tua attività professionale? E qual è il tuo social preferito?
Sicuramente i social sono un buon mezzo per farsi conoscere ma cerco sempre di capire che quelli non sono la realtà. È importante creare non solo contenuti che piacciono ma che facciano capire il tuo valore aggiunto. Una cosa importante per me e su cui cerco di lavorare costantemente è non mettermi a paragone con gli altri creator sui social (Instagram è il mio preferito). Io ho il mio percorso e la mia strada da percorrere con le mie tempistiche, senza cercare di correre alla stessa velocità degli altri. Questo è molto importante per tutti.
6. Momento advisor: 3 libri che suggeriresti ai nostri lettori che hanno inciso sulla tua crescita personale e/o professionale.
Sicuramente “Ruba come un artista” di Austin Kleon (lui ti insegna che è sacrosanto copiare), “Da cosa nasce cosa” di Bruno Munari (lui invece ti insegna il metodo di creazione) e “Il piccolo libro dell’Ikigai” di Bettina Lemke (questo ti aiuta a capire la tua missione).


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