Intervista a Lorella Cartia

Intervista a Lorella Cartia

Intervista a Lorella Cartia

1. Ciao Lorella, grazie per aver accettato la nostra proposta di intervista. Come è nata l’idea di promuovere l’attività professionale attraverso il sito – in particolare sfruttando il blog – e i social network? Quali erano le aspettative all’inizio? E cosa hai scoperto lungo il percorso che non ti aspettavi?

L’idea è nata dal desiderio di raggiungere più persone e offrire spunti di riflessione psicologica. All’inizio mi aspettavo solo visibilità; ho scoperto invece quanto i contenuti potessero creare connessioni autentiche.

2. Ha mai avuto dubbi o timori nel metterti in gioco pubblicamente come professionista? Come li ha superati?

Sì, all’inizio avevo un po’ di perplessità legate principalmente al delicato tema della privacy e al potenziale giudizio degli utenti dei social network. Li ho superati mantenendo coerenza etica e focalizzandomi sul valore informativo dei contenuti.

3. Comunicare online in ambito psicologico attraverso il blog o dei webinar richiede delicatezza: come hai trovato il giusto tono per parlare di temi a volte molto sensibili?

Ho scelto un linguaggio semplice, empatico e rispettoso, evitando tecnicismi e mantenendo attenzione alla complessità dei vissuti.

4. C’è stato un contenuto – un post, un articolo, una storia – secondo te che ha avuto un impatto inaspettato sul pubblico?

Un articolo sulla gestione dell’ansia ha ricevuto molte condivisioni e commenti: non pensavo fosse così sentito da un pubblico così ampio.

5. A livello psicologico, il tempo di fruizione dei social network da parte di utenti di tutte le età può influire sulla percezione della realtà? Se si, in che modo?

Certamente! L’uso prolungato dei social può alterare la percezione della realtà, alimentando confronti sociali poco realistici e sentimenti di inadeguatezza. Le vite perfette mostrate online creano aspettative irraggiungibili, influenzando l’autostima e la visione di sé. Inoltre, si riduce la capacità di attenzione e riflessione, con effetti sulla regolazione emotiva. Nei giovani, può interferire con lo sviluppo dell’identità e delle relazioni autentiche.

6. Credi che terapia e realtà aumentata possano funzionare in ‘coppia’?

Potenzialmente sì, se usate con criteri clinici chiari e nel rispetto della relazione terapeutica.

7. Qual è il consiglio che daresti a un collega o a un giovane professionista che vuole iniziare a comunicare la propria attività sul web?

Consiglio di partire con obiettivi chiari e autentici, scegliendo canali adatti e contenuti in linea con i propri valori professionali. È importante essere costanti, rispettare il codice deontologico e mantenere un tono accessibile ma professionale. La comunicazione online deve informare, non semplificare eccessivamente. Infine, affidarsi a esperti può fare la differenza per iniziare con sicurezza e coerenza.

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